L’INTERVENTO INDIRETTO CON IL BAMBINO PROBLEMATICO: LAVORARE SUL SISTEMA

Molto spesso in prima seduta, i genitori restano stupiti nel venire a sapere che si lavorerà con loro senza necessità di vedere il bambino e che questo è un elemento chiave della terapia: è fondamentale infatti non sottovalutare l’impatto emotivo che un bambino potrebbe avere quando si trova nello studio dello psicologo o psicoterapeuta, sentendosi diverso già per il solo fatto che è in cura da uno specialista. Non venendo fisicamente in terapia gli si eviterà di sentirsi problematico, non verrà sottoposto alle domande spesso incalzanti dello specialista e il cambiamento sperato avverrà quindi esclusivamente attraverso i nuovi comportamenti dei genitori nei suoi confronti. La rapidità con la quale si osservano i primi cambiamenti è spesso sorprendente, e questo è possibile proprio perché i bambini possiedono tutte le potenzialità per cambiare anche velocemente; se i genitori infatti riescono a seguire le prescrizioni assumendo l’importante ruolo di co-terapeuti o “terapeuti in casa”, si ottengono in breve tempo risultati importanti. Sono proprio i genitori, in quanto migliori conoscitori, che, se adeguatamente guidati, si trasformano nei migliori terapeuti per i loro figli.
Nell’età infantile l’intervento previsto non si snoda solo nella direzione della cura di eventuali disturbi già conclamati, ma anche in un’ottica di prevenzione attraverso l’intervento indiretto, che utilizza i genitori come primi e principali artefici e protagonisti del cambiamento. L’obiettivo è quello di rendere i genitori dei punti di riferimento affidabili in quanto autorevoli per il bambino e modelli di vita, il tutto grazie all’applicazione di una serie di stratagemmi atti ad abbassare le resistenze e di riorientare gli equilibri di tutto il sistema

DEPRESSIONE: UN CAMBIO DI PROSPETTIVA, DA PATOLOGIA INDIPENDENTE A ESITO

Molto frequentemente capita, nel linguaggio comune, di imbattersi in espressioni del tipo “è depresso”, “gli è venuta la depressione”, “si è ammalato di depressione”, e così via, considerando questo disturbo come una patologia che si può contrarre al pari di un virus, portando la condizione della persona da perfettamente sana ad “ammalata”, quali che siano le cause.
In realtà, assumendo una nuova prospettiva, è possibile vedere lo stato depressivo come l’esito, caratterizzato dalla rinuncia ad ogni cosa come unica soluzione, della rottura di un sistema disfunzionale che fino ad allora si reggeva su un fragile equilibrio, alle volte anche da molto tempo.
La terapia sarà volta, attraverso strategie e stratagemmi calzati sulle peculiarità della persona, proprio a “svelare” il sistema percettivo-reattivo preesistente, e a guidarla nella costruzione di nuove modalità, questa volta funzionali al proprio benessere.